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Michele Amaglio studia fotografia presso l’Università di Brighton (GB). Si è diplomato al Liceo “A. Canova” di Treviso nel 2012 e ha partecipato ai laboratori della scuola per 3 anni.

Dopo più di due anni dallo scoppio delle rivolte in Siria sembrerebbe giunta l’ora di un intervento militare contro il regime di al-Assad da parte di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Turchia. A far scattare l’operazione ed alimentare la tensione a livello internazionale è il presunto uso, non ancora accertato, di gas nervino da parte delle milizie governative. Una situazione geopolitica estremamente complicata perché un possibile intervento a supporto dei ribelli siriani potrebbe rompere un’equilibrio delicato e scatenare ulteriori inasprimenti tra i paesi mediorientali.

Il presidente siriano, Bashar al-Assad, non è sicuramente molto amato dai paesi del Golfo e molto criticato dai Fratelli Musulmani; sull’altro fronte è invece supportato da Iran e Russia. Obama in questo momento sembrerebbe voler intervenire in una sorta di operazione punitiva bombardando il territorio senza metterci piede, ma sono in molti a vedere gli Stati Uniti incastrati in un conflitto a lungo tempo. Insomma, pare che le sorti della Siria ora debbano dipendere da quanto i Paesi Occidentali vogliano pesare nell’intervento, ma soprattutto da quanto vogliano sporcarsi le mani.

La fine del potere di Assad potrebbe portare vantaggi economici a molti Paesi, come si è dimostrato in Libia dove la Francia ha ottenuto appalti per la ricostruzione dopo i bombardamenti, ma è anche vero che in Siria di petrolio ce n’è poco. Gettarsi a capofitto in una polveriera come quella Siriana in questo momento potrebbe portare più grattacapi che vantaggi e l’Occidente lo sa bene, avendo esitato fino a questo momento.

In tutto questo caos, dei civili siriani in realtà si è interessati molto meno di quanto si voglia pensare, perché l’esperienza ci ha fatto capire chiaramente come dietro ad ogni situazione di questo genere ci siano sempre degli evidenti interessi economici e di potere.

Se così non fosse qualcuno mi spieghi perché non si è mai parlato di interventi in Somalia, Sudan, Congo e Mali.